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  • marketing e vendite (35,7% delle imprese che usano AI),
  • organizzazione dei processi amministrativi (28,2%)
  • attività di innovazione/R&S (24,6%), ambiti in cui nell’ultimo anno si è registrato il maggiore aumento di aziende utilizzatrici.

Molte PMI stanno sperimentando anche strumenti di AI generativa: quasi la metà delle imprese italiane già utenti di AI ha provato applicazioni di AI generativa nel 2023.

In particolare, il 45,3% di queste utilizza modelli generativi di linguaggio (es. chatGPT). Complessivamente, si stima che circa l’8% delle PMI italiane abbia adottato strumenti di AI generativa “ready-to-use” (tramite licenze o servizi cloud) – in gran parte le stesse aziende che già sviluppano progetti di AI, con l’aggiunta di una piccola quota di nuove imprese che stanno esplorando il tema con investimenti molto limitati (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato).

I benefici iniziali riportati includono maggior efficienza (indicata dall’88% delle PMI che usano AI), semplificazione dei processi (75%) e stimolo all’innovazione (75%); inoltre il 63% di queste aziende dichiara un aumento dei ricavi grazie all’uso dell’AI (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Non sorprende, dunque, che le imprese PMI utenti di AI si concentrino maggiormente nei livelli più alti di produttività: tra le PMI italiane appartenenti al quartile superiore per fatturato per addetto, circa il 9,2% utilizza tecnologie di AI, contro il 6,5% nel quartile inferiore.

Questo suggerisce un impatto positivo dell’AI sulla competitività e le performance aziendali, in linea con analisi macroeconomiche che stimano un potenziale incremento di produttività attorno al 3% annuo nei prossimi dieci anni grazie all’AI (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research).

Secondo alcune proiezioni, se le PMI italiane sfruttassero appieno l’AI, si potrebbe aggiungere fino a 122 miliardi di euro al loro valore aggiunto complessivo nei prossimi anni (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Proiezioni al 2025 e al 2030

Le tendenze attuali indicano che l’adozione dell’AI da parte delle PMI italiane continuerà ad accelerare nel breve e medio termine.

Già tra il 2023 e il 2024 si è osservato un salto significativo (+3,2 punti percentuali di imprese utilizzatrici), trainato anche dal boom dell’AI generativa e dalla maggiore disponibilità di soluzioni “plug-and-play”.

Entro la fine del 2025 è ragionevole attendersi un ulteriore raddoppio della quota di PMI che usano l’intelligenza artificiale.

Organismi di ricerca e associazioni di categoria stimano che la percentuale di imprese italiane (10+ addetti) che utilizzano l’AI potrebbe raggiungere il 10-15% entro il 2025, avvicinandosi alla media europea (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

Ciò sarà favorito dal fatto che 1 PMI su 5 in Italia ha già pianificato investimenti in AI nel prossimo biennio e dal contesto tecnologico sempre più maturo (ad esempio, la diffusione di servizi cloud e API di AI a basso costo).

Il mercato italiano dell’AI riflette questa crescita: nel 2024 vale circa 0,8 miliardi di euro, ma è previsto in forte espansione fino a raggiungere 2,5 miliardi di € nel 2027 (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Questo incremento di investimenti dovrebbe tradursi in un’adozione più ampia: la nuova Strategia Italiana per l’AI 2024-2026 del Governo mira proprio ad ampliare l’utilizzo dell’AI nelle PMI, prevedendo incentivi, formazione e progetti pilota mirati.

Guardando più avanti, entro il 2030 l’obiettivo – in linea con il programma europeo Digital Decade – è estremamente ambizioso: portare almeno il 75% delle imprese ad utilizzare tecnologie di AI (o altre tecnologie digitali avanzate come cloud e big data) (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Si tratta di un traguardo fissato dalla Commissione Europea per tutti gli Stati membri e fatto proprio anche dall’Italia.

Per contestualizzare la sfida, oggi meno del 10% delle PMI italiane adotta l’AI, per cui si prospetta una crescita di oltre sette volte in sei-sette anni.

Tuttavia, il trend esponenziale degli ultimi tempi lascia spazio all’ottimismo: mantenendo i tassi di crescita attuali, l’Italia sarebbe sulla buona strada per centrare il target del 75% nel 2030 (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Un’accelerazione ulteriore potrebbe venire da nuovi sviluppi tecnologici (ad esempio l’ulteriore diffusione di AI generativa e sistemi facilmente adattabili alle PMI) e da politiche mirate.

I benefici economici potenziali sono enormi: uno studio AWS stima che raggiungere i target di adozione dell’AI entro il 2030 potrebbe generare 329 miliardi di euro di valore aggiuntivo per l’economia italiana nei prossimi sei anni (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

In sintesi, le proiezioni indicano che entro il 2025 l’AI diventerà significativamente più comune tra le PMI italiane, e verso il 2030 potrebbe trasformarsi da tecnologia di nicchia a fattore mainstream presente in 3 imprese su 4, rivoluzionando processi e modelli di business nel tessuto produttivo nazionale.

Confronto con altri paesi europei

Nel contesto europeo, l’Italia sconta un ritardo nell’adozione dell’AI da parte delle PMI rispetto ad alcune altre economie avanzate, ma il divario si sta riducendo. La Tabella 1 riassume le percentuali di adozione tra PMI e grandi imprese in Italia e in alcuni paesi chiave:

Paese % PMI (10-249 addetti) che utilizzano l’AI % Grandi imprese (250+ addetti) che utilizzano l’AI
Italia 7% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) 24% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Media UE 9% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) 30% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Germania ~20% (2024)* (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) 48% (2024) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt)
Francia 9% (2023) (Intelligence artificielle : moins d’une PME/TPE française sur dix a …) ~30% (2023)** (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Spagna 8% (2023) ([Spain The impact of AI on the economy
Tabella 1 – Percentuale di imprese che hanno adottato almeno una tecnologia di AI (PMI vs Grandi imprese) nei principali paesi europei.
Nota: per la Germania, 17% delle piccole imprese (10-49 addetti) e 28% delle medie (50-249) adottano l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt); il valore “~20%” è una stima aggregata sulle PMI. Per la Francia, il dato grandi imprese è indicativo (in linea con la media UE) in assenza di un valore ufficiale.

Dalla tabella si nota che l’Italia è al di sotto della media UE: circa 7% delle sue PMI usano l’AI contro un 9% medio europeo (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

La Spagna presenta un tasso simile (8% delle PMI) (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research), mentre la Germania si distingue per un’adozione più avanzata: si stima che attorno al 20% delle PMI tedesche impieghi tecnologie AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

In particolare, in Germania il 17% delle piccole imprese e ben il 28% delle medie imprese utilizzano già l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt). Anche le grandi aziende tedesche sono nettamente più avanti: quasi la metà (48%) ha implementato l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt), contro circa un terzo in Europa e un quarto in Italia (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

La Francia si colloca grosso modo in linea con la media comunitaria: meno di una PMI francese su dieci (circa 9%) ha investito in AI (Intelligence artificielle : moins d’une PME/TPE française sur dix a …), e circa un terzo delle grandi imprese francesi lo ha fatto (valore prossimo al 30% UE).

Complessivamente, i paesi del Nord Europa registrano i livelli più alti di adozione: ad esempio, Danimarca, Svezia e Belgio guidano la classifica con oltre il 25% delle imprese già utilizzatrici di AI (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained).

Al contrario, nell’Europa dell’Est i tassi sono molto bassi (in Romania solo il 3% delle aziende utilizza l’AI) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained).

L’Italia attualmente si posiziona nella fascia medio-bassa, insieme ad altri paesi dell’Europa meridionale, ma in recupero.

Va sottolineato che la Spagna, pur partendo da livelli simili a quelli italiani, ha mostrato recentemente un’elevata dinamica: nel 2023 il tasso di adozione AI delle imprese spagnole è cresciuto del 9,3% annuo, quasi quattro volte la crescita media UE (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom) (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

Ciò ha portato la Spagna leggermente sopra la media europea in termini di diffusione dell’AI tra le aziende (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

In sintesi, Germania e paesi nordici sono oggi i frontrunner nell’AI aziendale, Francia e Spagna si attestano attorno alla media UE, mentre Italia è un po’ in ritardo ma con uno slancio recente che potrebbe permetterle di colmare parte del gap entro i prossimi anni.

Un altro aspetto di confronto è il livello di investimenti e supporto pubblico: la Francia, ad esempio, ha varato piani di investimento molto consistenti sull’AI (tra cui un fondo da 10 miliardi di euro tramite Bpifrance per sviluppare l’ecosistema AI e supportare oltre 600 PMI e imprese a media capitalizzazione) (Bpifrance deploys €10 billion to develop the AI ecosystem and …).

La Germania punta a diventare leader europeo nell’AI, con ingenti finanziamenti nella ricerca applicata e nell’adozione industriale, e registra già un elevato tasso di utilizzo di robotica e AI nel settore manifatturiero.

L’Italia sta cercando di recuperare terreno attraverso programmi come Transizione 4.0 e bandi per progetti di AI nelle filiere produttive, ma il livello di spesa in AI delle imprese italiane risulta ancora inferiore rispetto a paesi come Francia, Germania e Regno Unito.

Ad esempio, il mercato AI italiano (1,2 miliardi di $ nel 2024) è circa la metà di quello francese e un terzo di quello tedesco (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Ciò riflette un minor investimento medio per impresa, specialmente tra le PMI. Tuttavia, la forte crescita percentuale del mercato in Italia (+58% nel 2024) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato) (AI, 2024 DA RECORD PER IL MERCATO ITALIANO) indica che gli investimenti stanno finalmente decollando.

Ostacoli e fattori critici per l’adozione dell’AI

Le principali barriere che frenano l’adozione dell’AI da parte delle PMI italiane sono in parte comuni a quelle riscontrate nelle PMI di altri paesi europei, sebbene con alcune differenze di enfasi.

Uno dei problemi maggiori è la carenza di competenze e conoscenze interne sull’AI: molte PMI non dispongono di personale qualificato in materia o faticano a comprendere come applicare concretamente l’AI nel proprio business.

In Germania, ad esempio, ben il 71% delle aziende che non usano ancora AI indica la mancanza di conoscenze interne come motivo principale del mancato utilizzo (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

Anche in Italia il “skill gap” digitale è un ostacolo rilevante: solo il 15% circa delle PMI aveva avviato progetti pilota di AI nel 2022, a causa delle limitate competenze disponibili ([PDF] STRATEGIA ITALIANA PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE 2024 …).

Un secondo fattore trasversale è l’immaturità nella gestione dei dati. Le PMI spesso non hanno dati sufficienti, di qualità o ben organizzati per alimentare algoritmi di AI.

L’Osservatorio AI del Politecnico di Milano evidenzia proprio che un forte limite ai progetti di AI nelle PMI italiane è la scarsa maturità dei sistemi di data management interni (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato).

Analogamente, quasi la metà delle aziende tedesche non utenti di AI cita difficoltà con la disponibilità o qualità dei dati (45%) come barriera all’adozione (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

Tra le altre barriere percepite emergono:

In Italia può incidere anche una percezione di costi elevati e incertezza sul ritorno dell’investimento: sviluppare soluzioni di AI su misura può essere oneroso, e infatti il 28% delle imprese tedesche non adottanti cita i costi troppo alti come freno (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt), una percentuale che probabilmente sarebbe ancor più alta se sondassimo le micro e piccole imprese italiane.

Proprio i costi e la complessità tecnologica fanno sì che molte PMI preferiscano un approccio prudente, aspettando magari soluzioni più mature o casi d’uso concreti nel proprio settore.

Un elemento distintivo è che in paesi come la Germania o la Francia, caratterizzati da industrie manifatturiere avanzate, l’AI industriale (industrial AI e robotica) è già più diffusa, mentre in Italia la struttura produttiva con molte microimprese artigianali può aver rallentato l’adozione di sistemi AI su larga scala.

In Spagna e Francia, indagini recenti mostrano comunque criticità simili: le PMI francesi citano come ostacoli principali la mancanza di competenze interne e la difficoltà di integrazione dell’AI nei processi esistenti, oltre a un certo scetticismo iniziale verso il rapporto costo/benefici (IA et PME | CCI Paris Ile de France) (IA génératives : opportunités et usages dans les TPE et PME)

Va detto che la sensibilizzazione è in aumento ovunque: ad esempio in Italia il 58% delle PMI si dichiara “interessato al tema AI” (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato), e in Francia programmi come France Num hanno rilevato una crescita nell’intenzione di adozione non appena le condizioni (skill, costo, offerte sul mercato) diventino favorevoli (IA et PME | CCI Paris Ile de France).

In risposta a queste barriere, i vari paesi stanno mettendo in campo iniziative mirate: formazione e upskilling (in Francia oltre il 53% delle aziende sta pianificando programmi di formazione interna per colmare il gap di competenze digitali (Why France is positioned for success with generative AI – Cognizant)), poli di innovazione e consulenza per supportare le PMI (in Italia sono nati gli European Digital Innovation Hub e sportelli AI, in Germania reti come l’AI Trainer Network), oltre a incentivi finanziari. L’obiettivo condiviso è aiutare le PMI a superare la “soglia di complessità” iniziale.

Man mano che esempi di successo aumentano e che soluzioni AI as-a-service diventano più accessibili, è plausibile che alcune barriere percepite (ad es. costi e difficoltà tecniche) si attenuino.

Rimarrà cruciale invece investire sulle competenze: senza un capitale umano adeguatamente formato, le PMI rischiano di non poter sfruttare appieno le opportunità dell’AI anche quando essa diventerà più economica e diffusa.

In conclusione, le PMI italiane stanno entrando nell’era dell’intelligenza artificiale con un certo ritardo rispetto ad altre realtà europee, ma con segnali incoraggianti di recupero.

Oggi l’adozione è ancora limitata a meno di un’azienda su ten (tra il 7% e l’8% delle PMI) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato), ma la crescita anno su anno è significativa e accompagnata da casi di successo tangibili in termini di efficienza e aumento di fatturato.

Le prospettive al 2025 indicano un raddoppio o più della diffusione, e sul lungo termine al 2030 l’Italia, insieme all’Europa, ambisce a rendere l’AI parte integrante del 75% delle imprese (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Il confronto internazionale mostra un quadro variegato: le PMI tedesche e nordeuropee guidano l’innovazione AI, seguite a distanza da Francia e Spagna, mentre l’Italia è ancora nelle retrovie ma sta riducendo il gap.

Per colmare definitivamente questa distanza, sarà fondamentale rimuovere le barriere che oggi frenano molte piccole e medie imprese: investire in competenze digitali, diffondere cultura dell’innovazione, garantire un accesso facilitato a tecnologie AI (magari attraverso soluzioni pre-addestrate o servizi cloud) e fornire un contesto normativo chiaro e incentivi mirati.

Le PMI costituiscono l’ossatura dell’economia italiana e la trasformazione AI delle PMI nei prossimi 5-10 anni potrebbe tradursi in un aumento di competitività sistemico: studi stimano impatti positivi significativi sul PIL nazionale e sulla produttività aggregata (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali) (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research).

In definitiva, l’adozione dell’intelligenza artificiale non è più una questione di “se”, ma di “quando e come” per le PMI italiane: i prossimi anni saranno decisivi per passare dalla sperimentazione su piccola scala a un’integrazione diffusa dell’AI nei processi di business, in linea con i partner europei e a beneficio dell’intero sistema economico.

Fonti:

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale tra le piccole e medie imprese (PMI) italiane è in rapida crescita ma rimane ancora relativamente bassa in termini percentuali.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, dal 2024 solo l’8,2% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, sebbene in forte aumento rispetto al 5,0% del 2023.

Considerando specificamente le PMI, studi recenti confermano percentuali simili: il 7% delle piccole imprese (10-49 addetti) e il 15% delle medie imprese (50-249 addetti) hanno avviato progetti di AI (sviluppati internamente o tramite fornitori) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato).

Questa adozione è notevolmente inferiore a quella delle grandi aziende, tra le quali circa un’azienda italiana su quattro (24%) ha già implementato soluzioni di AI, secondo un’analisi di Bain & Company (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

In generale, quasi un quinto di tutte le imprese italiane pianifica di investire in AI entro i prossimi due anni, segno di un interesse crescente (il 20% ha in programma investimenti AI nel biennio 2025-2026).

Le PMI italiane che stanno adottando l’AI lo fanno principalmente per migliorare l’efficienza operativa e l’ottimizzazione dei processi.

I primi utilizzi riguardano soprattutto funzioni di

  • marketing e vendite (35,7% delle imprese che usano AI),
  • organizzazione dei processi amministrativi (28,2%)
  • attività di innovazione/R&S (24,6%), ambiti in cui nell’ultimo anno si è registrato il maggiore aumento di aziende utilizzatrici.

Molte PMI stanno sperimentando anche strumenti di AI generativa: quasi la metà delle imprese italiane già utenti di AI ha provato applicazioni di AI generativa nel 2023.

In particolare, il 45,3% di queste utilizza modelli generativi di linguaggio (es. chatGPT). Complessivamente, si stima che circa l’8% delle PMI italiane abbia adottato strumenti di AI generativa “ready-to-use” (tramite licenze o servizi cloud) – in gran parte le stesse aziende che già sviluppano progetti di AI, con l’aggiunta di una piccola quota di nuove imprese che stanno esplorando il tema con investimenti molto limitati (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato).

I benefici iniziali riportati includono maggior efficienza (indicata dall’88% delle PMI che usano AI), semplificazione dei processi (75%) e stimolo all’innovazione (75%); inoltre il 63% di queste aziende dichiara un aumento dei ricavi grazie all’uso dell’AI (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Non sorprende, dunque, che le imprese PMI utenti di AI si concentrino maggiormente nei livelli più alti di produttività: tra le PMI italiane appartenenti al quartile superiore per fatturato per addetto, circa il 9,2% utilizza tecnologie di AI, contro il 6,5% nel quartile inferiore.

Questo suggerisce un impatto positivo dell’AI sulla competitività e le performance aziendali, in linea con analisi macroeconomiche che stimano un potenziale incremento di produttività attorno al 3% annuo nei prossimi dieci anni grazie all’AI (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research).

Secondo alcune proiezioni, se le PMI italiane sfruttassero appieno l’AI, si potrebbe aggiungere fino a 122 miliardi di euro al loro valore aggiunto complessivo nei prossimi anni (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Proiezioni al 2025 e al 2030

Le tendenze attuali indicano che l’adozione dell’AI da parte delle PMI italiane continuerà ad accelerare nel breve e medio termine.

Già tra il 2023 e il 2024 si è osservato un salto significativo (+3,2 punti percentuali di imprese utilizzatrici), trainato anche dal boom dell’AI generativa e dalla maggiore disponibilità di soluzioni “plug-and-play”.

Entro la fine del 2025 è ragionevole attendersi un ulteriore raddoppio della quota di PMI che usano l’intelligenza artificiale.

Organismi di ricerca e associazioni di categoria stimano che la percentuale di imprese italiane (10+ addetti) che utilizzano l’AI potrebbe raggiungere il 10-15% entro il 2025, avvicinandosi alla media europea (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

Ciò sarà favorito dal fatto che 1 PMI su 5 in Italia ha già pianificato investimenti in AI nel prossimo biennio e dal contesto tecnologico sempre più maturo (ad esempio, la diffusione di servizi cloud e API di AI a basso costo).

Il mercato italiano dell’AI riflette questa crescita: nel 2024 vale circa 0,8 miliardi di euro, ma è previsto in forte espansione fino a raggiungere 2,5 miliardi di € nel 2027 (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Questo incremento di investimenti dovrebbe tradursi in un’adozione più ampia: la nuova Strategia Italiana per l’AI 2024-2026 del Governo mira proprio ad ampliare l’utilizzo dell’AI nelle PMI, prevedendo incentivi, formazione e progetti pilota mirati.

Guardando più avanti, entro il 2030 l’obiettivo – in linea con il programma europeo Digital Decade – è estremamente ambizioso: portare almeno il 75% delle imprese ad utilizzare tecnologie di AI (o altre tecnologie digitali avanzate come cloud e big data) (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Si tratta di un traguardo fissato dalla Commissione Europea per tutti gli Stati membri e fatto proprio anche dall’Italia.

Per contestualizzare la sfida, oggi meno del 10% delle PMI italiane adotta l’AI, per cui si prospetta una crescita di oltre sette volte in sei-sette anni.

Tuttavia, il trend esponenziale degli ultimi tempi lascia spazio all’ottimismo: mantenendo i tassi di crescita attuali, l’Italia sarebbe sulla buona strada per centrare il target del 75% nel 2030 (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Un’accelerazione ulteriore potrebbe venire da nuovi sviluppi tecnologici (ad esempio l’ulteriore diffusione di AI generativa e sistemi facilmente adattabili alle PMI) e da politiche mirate.

I benefici economici potenziali sono enormi: uno studio AWS stima che raggiungere i target di adozione dell’AI entro il 2030 potrebbe generare 329 miliardi di euro di valore aggiuntivo per l’economia italiana nei prossimi sei anni (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

In sintesi, le proiezioni indicano che entro il 2025 l’AI diventerà significativamente più comune tra le PMI italiane, e verso il 2030 potrebbe trasformarsi da tecnologia di nicchia a fattore mainstream presente in 3 imprese su 4, rivoluzionando processi e modelli di business nel tessuto produttivo nazionale.

Confronto con altri paesi europei

Nel contesto europeo, l’Italia sconta un ritardo nell’adozione dell’AI da parte delle PMI rispetto ad alcune altre economie avanzate, ma il divario si sta riducendo. La Tabella 1 riassume le percentuali di adozione tra PMI e grandi imprese in Italia e in alcuni paesi chiave:

Paese % PMI (10-249 addetti) che utilizzano l’AI % Grandi imprese (250+ addetti) che utilizzano l’AI
Italia 7% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) 24% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Media UE 9% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) 30% (2024) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Germania ~20% (2024)* (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) 48% (2024) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt)
Francia 9% (2023) (Intelligence artificielle : moins d’une PME/TPE française sur dix a …) ~30% (2023)** (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom)
Spagna 8% (2023) ([Spain The impact of AI on the economy
Tabella 1 – Percentuale di imprese che hanno adottato almeno una tecnologia di AI (PMI vs Grandi imprese) nei principali paesi europei.
Nota: per la Germania, 17% delle piccole imprese (10-49 addetti) e 28% delle medie (50-249) adottano l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt); il valore “~20%” è una stima aggregata sulle PMI. Per la Francia, il dato grandi imprese è indicativo (in linea con la media UE) in assenza di un valore ufficiale.

Dalla tabella si nota che l’Italia è al di sotto della media UE: circa 7% delle sue PMI usano l’AI contro un 9% medio europeo (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

La Spagna presenta un tasso simile (8% delle PMI) (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research), mentre la Germania si distingue per un’adozione più avanzata: si stima che attorno al 20% delle PMI tedesche impieghi tecnologie AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt) (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

In particolare, in Germania il 17% delle piccole imprese e ben il 28% delle medie imprese utilizzano già l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt). Anche le grandi aziende tedesche sono nettamente più avanti: quasi la metà (48%) ha implementato l’AI (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt), contro circa un terzo in Europa e un quarto in Italia (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

La Francia si colloca grosso modo in linea con la media comunitaria: meno di una PMI francese su dieci (circa 9%) ha investito in AI (Intelligence artificielle : moins d’une PME/TPE française sur dix a …), e circa un terzo delle grandi imprese francesi lo ha fatto (valore prossimo al 30% UE).

Complessivamente, i paesi del Nord Europa registrano i livelli più alti di adozione: ad esempio, Danimarca, Svezia e Belgio guidano la classifica con oltre il 25% delle imprese già utilizzatrici di AI (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained).

Al contrario, nell’Europa dell’Est i tassi sono molto bassi (in Romania solo il 3% delle aziende utilizza l’AI) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained) (Use of artificial intelligence in enterprises – Statistics Explained).

L’Italia attualmente si posiziona nella fascia medio-bassa, insieme ad altri paesi dell’Europa meridionale, ma in recupero.

Va sottolineato che la Spagna, pur partendo da livelli simili a quelli italiani, ha mostrato recentemente un’elevata dinamica: nel 2023 il tasso di adozione AI delle imprese spagnole è cresciuto del 9,3% annuo, quasi quattro volte la crescita media UE (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom) (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

Ciò ha portato la Spagna leggermente sopra la media europea in termini di diffusione dell’AI tra le aziende (Spain, above the EU average in AI adoption | European Newsroom).

In sintesi, Germania e paesi nordici sono oggi i frontrunner nell’AI aziendale, Francia e Spagna si attestano attorno alla media UE, mentre Italia è un po’ in ritardo ma con uno slancio recente che potrebbe permetterle di colmare parte del gap entro i prossimi anni.

Un altro aspetto di confronto è il livello di investimenti e supporto pubblico: la Francia, ad esempio, ha varato piani di investimento molto consistenti sull’AI (tra cui un fondo da 10 miliardi di euro tramite Bpifrance per sviluppare l’ecosistema AI e supportare oltre 600 PMI e imprese a media capitalizzazione) (Bpifrance deploys €10 billion to develop the AI ecosystem and …).

La Germania punta a diventare leader europeo nell’AI, con ingenti finanziamenti nella ricerca applicata e nell’adozione industriale, e registra già un elevato tasso di utilizzo di robotica e AI nel settore manifatturiero.

L’Italia sta cercando di recuperare terreno attraverso programmi come Transizione 4.0 e bandi per progetti di AI nelle filiere produttive, ma il livello di spesa in AI delle imprese italiane risulta ancora inferiore rispetto a paesi come Francia, Germania e Regno Unito.

Ad esempio, il mercato AI italiano (1,2 miliardi di $ nel 2024) è circa la metà di quello francese e un terzo di quello tedesco (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom) (Intelligenza artificiale, nelle aziende italiane adozione sotto la media Ue – CorCom).

Ciò riflette un minor investimento medio per impresa, specialmente tra le PMI. Tuttavia, la forte crescita percentuale del mercato in Italia (+58% nel 2024) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato) (AI, 2024 DA RECORD PER IL MERCATO ITALIANO) indica che gli investimenti stanno finalmente decollando.

Ostacoli e fattori critici per l’adozione dell’AI

Le principali barriere che frenano l’adozione dell’AI da parte delle PMI italiane sono in parte comuni a quelle riscontrate nelle PMI di altri paesi europei, sebbene con alcune differenze di enfasi.

Uno dei problemi maggiori è la carenza di competenze e conoscenze interne sull’AI: molte PMI non dispongono di personale qualificato in materia o faticano a comprendere come applicare concretamente l’AI nel proprio business.

In Germania, ad esempio, ben il 71% delle aziende che non usano ancora AI indica la mancanza di conoscenze interne come motivo principale del mancato utilizzo (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

Anche in Italia il “skill gap” digitale è un ostacolo rilevante: solo il 15% circa delle PMI aveva avviato progetti pilota di AI nel 2022, a causa delle limitate competenze disponibili ([PDF] STRATEGIA ITALIANA PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE 2024 …).

Un secondo fattore trasversale è l’immaturità nella gestione dei dati. Le PMI spesso non hanno dati sufficienti, di qualità o ben organizzati per alimentare algoritmi di AI.

L’Osservatorio AI del Politecnico di Milano evidenzia proprio che un forte limite ai progetti di AI nelle PMI italiane è la scarsa maturità dei sistemi di data management interni (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato).

Analogamente, quasi la metà delle aziende tedesche non utenti di AI cita difficoltà con la disponibilità o qualità dei dati (45%) come barriera all’adozione (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt).

Tra le altre barriere percepite emergono:

In Italia può incidere anche una percezione di costi elevati e incertezza sul ritorno dell’investimento: sviluppare soluzioni di AI su misura può essere oneroso, e infatti il 28% delle imprese tedesche non adottanti cita i costi troppo alti come freno (Jedes fünfte Unternehmen nutzt künstliche Intelligenz – Statistisches Bundesamt), una percentuale che probabilmente sarebbe ancor più alta se sondassimo le micro e piccole imprese italiane.

Proprio i costi e la complessità tecnologica fanno sì che molte PMI preferiscano un approccio prudente, aspettando magari soluzioni più mature o casi d’uso concreti nel proprio settore.

Un elemento distintivo è che in paesi come la Germania o la Francia, caratterizzati da industrie manifatturiere avanzate, l’AI industriale (industrial AI e robotica) è già più diffusa, mentre in Italia la struttura produttiva con molte microimprese artigianali può aver rallentato l’adozione di sistemi AI su larga scala.

In Spagna e Francia, indagini recenti mostrano comunque criticità simili: le PMI francesi citano come ostacoli principali la mancanza di competenze interne e la difficoltà di integrazione dell’AI nei processi esistenti, oltre a un certo scetticismo iniziale verso il rapporto costo/benefici (IA et PME | CCI Paris Ile de France) (IA génératives : opportunités et usages dans les TPE et PME)

Va detto che la sensibilizzazione è in aumento ovunque: ad esempio in Italia il 58% delle PMI si dichiara “interessato al tema AI” (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato), e in Francia programmi come France Num hanno rilevato una crescita nell’intenzione di adozione non appena le condizioni (skill, costo, offerte sul mercato) diventino favorevoli (IA et PME | CCI Paris Ile de France).

In risposta a queste barriere, i vari paesi stanno mettendo in campo iniziative mirate: formazione e upskilling (in Francia oltre il 53% delle aziende sta pianificando programmi di formazione interna per colmare il gap di competenze digitali (Why France is positioned for success with generative AI – Cognizant)), poli di innovazione e consulenza per supportare le PMI (in Italia sono nati gli European Digital Innovation Hub e sportelli AI, in Germania reti come l’AI Trainer Network), oltre a incentivi finanziari. L’obiettivo condiviso è aiutare le PMI a superare la “soglia di complessità” iniziale.

Man mano che esempi di successo aumentano e che soluzioni AI as-a-service diventano più accessibili, è plausibile che alcune barriere percepite (ad es. costi e difficoltà tecniche) si attenuino.

Rimarrà cruciale invece investire sulle competenze: senza un capitale umano adeguatamente formato, le PMI rischiano di non poter sfruttare appieno le opportunità dell’AI anche quando essa diventerà più economica e diffusa.

In conclusione, le PMI italiane stanno entrando nell’era dell’intelligenza artificiale con un certo ritardo rispetto ad altre realtà europee, ma con segnali incoraggianti di recupero.

Oggi l’adozione è ancora limitata a meno di un’azienda su ten (tra il 7% e l’8% delle PMI) (Intelligenza Artificiale in Italia: numeri record per il mercato), ma la crescita anno su anno è significativa e accompagnata da casi di successo tangibili in termini di efficienza e aumento di fatturato.

Le prospettive al 2025 indicano un raddoppio o più della diffusione, e sul lungo termine al 2030 l’Italia, insieme all’Europa, ambisce a rendere l’AI parte integrante del 75% delle imprese (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali).

Il confronto internazionale mostra un quadro variegato: le PMI tedesche e nordeuropee guidano l’innovazione AI, seguite a distanza da Francia e Spagna, mentre l’Italia è ancora nelle retrovie ma sta riducendo il gap.

Per colmare definitivamente questa distanza, sarà fondamentale rimuovere le barriere che oggi frenano molte piccole e medie imprese: investire in competenze digitali, diffondere cultura dell’innovazione, garantire un accesso facilitato a tecnologie AI (magari attraverso soluzioni pre-addestrate o servizi cloud) e fornire un contesto normativo chiaro e incentivi mirati.

Le PMI costituiscono l’ossatura dell’economia italiana e la trasformazione AI delle PMI nei prossimi 5-10 anni potrebbe tradursi in un aumento di competitività sistemico: studi stimano impatti positivi significativi sul PIL nazionale e sulla produttività aggregata (Le imprese italiane riconoscono i benefici e le potenzialità delle tecnologie digitali) (Spain | The impact of AI on the economy | BBVA Research).

In definitiva, l’adozione dell’intelligenza artificiale non è più una questione di “se”, ma di “quando e come” per le PMI italiane: i prossimi anni saranno decisivi per passare dalla sperimentazione su piccola scala a un’integrazione diffusa dell’AI nei processi di business, in linea con i partner europei e a beneficio dell’intero sistema economico.

Fonti:

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