Di IA Act se n’è parlato per un bel po’, e non solo a livello nazionale. Dagli States, difatti, lo stesso CEO Tesla Elon Musk ha evidenziato più volte la necessità di una regolamentazione globale della materia, per inquadrare l’intelligenza artificiale (IA) in ottica positiva, soprattutto per le libere imprese.
L’Unione Europea, almeno stavolta, è giunta prima.
Il relativo Parlamento, nel marzo 2024, ha difatti approvato la cosiddetta AI Act, legge sull’intelligenza artificiale volta a favorire lo sviluppo responsabile di questa incredibile tecnologia che, a tutti gli effetti, parrebbe in grado di cambiare il modo di concepire la nostra realtà.
La classificazione delle app
L’AI Act si pone senza mezzi termini a favore della categorizzazione delle applicazioni AI relazionato al rischio per la sicurezza dei cittadini. Spesso, difatti, è stata sollevata la problematica della sicurezza dei dati, tanto delle persone fisiche quanto di quelle giuridiche.
I livelli di rischio, secondo la legge, sono quattro: si parte dal rischio minimo passando per quelli alto e limitato e culminare con quello inaccettabile.
Una suddivisione che dovrebbe garantire alla imprese stesse di adoperare i giusti mezzi affinché lo sviluppo dei propri business plan sia contiguo alla protezione dei propri dati sensibili, riducendo al minimo eventuali divulgazioni improprie di elementi fondamentali dell’impresa stessa.
Suddivisione di rischi dell’Intelligenza Artificiale
Ma cosa significa nello specifico? Vediamoci chiaro:
Rischio minimo
Trattasi di app, plugin e strumenti vari atti a proteggere le piattaforme da eventuali attacchi hacker, quindi parliamo di filtri antispam, protezioni dai trojan e quant’altro. Avendo un rischio minimo, sono rimesse alla libera coscienza dell’utilizzatore svolgendo un ruolo fondamentale nella protezione dei suoi dati sensibili.
Rischio limitato
Hai presente quei funzionali chatbot che permettono all’utente di risolvere problemi e dubbi persino di notte, quando non v’è alcun personale a interagire? Ecco, si tratta di tools a limitato rischio. Nello specifico, la noma prevede di informare in maniera adeguata l’usufruitore in modo da metterlo nella condizione di distinguere AI e personale umano. Un modo per tutelare il lavoratore e il cliente, senza diminuire la qualità del servizio.
Rischio alto
Qui la regolamentazione è particolarmente seria e diretta.
Sussiste, difatti, un vero e proprio obbligo a valutare a posteriori la diffusione dello strumento in quanto trattante di materie di utilità pubblica – e statale – come salute, sanità e scuola.
Alle aziende che intendono fornire o adoperare queste tecnologie il consiglio è di farsi guidare da esperti del settore come noi per evitare di incappare in copiose sanzioni, non solo pecuniarie.
Immagina, per un attimo, di voler adoperare Therapist Psycologist di GPT, atta a fornire consulti di natura meramente psicoanalitica per i tuoi dipendenti, magari in un periodo di forte stress lavorativo come nel periodo natalizio.
Un’idea strabiliante per il benessere nel dipendente, non ti pare? Eppure non è così semplice!
L’IA Act prevede un obbligo di formarsi adeguatamente sullo strumento per ottimizzarne lo scopo.
Rischio inaccettabile
Qui c’è poco da fare: si tratta, difatti, di applicazioni considerate eccessivamente pericolose per l’utilizzo libero.
Alcune app, per esempio, sono anche capaci di adoperare la biometria per identificare in tempo reale nuovi clienti negli spazi pubblici.
Per non parlare di determinate tecniche di manipolazione sublimale volte a influenzare i clienti su un prodotto piuttosto che su un altro.
Manipolazione mentale è il concetto chiave, e qui si è al limite della violazione diretta dei diritti fondamentali dell’uomo.
Grace period
Data la complessità della materia nonché le innegabili possibilità di sviluppo, l’UE ha previsto un vero e proprio “grace period” di due anni in cui le aziende che intendono adoperare l’IA possono formarsi e informare adeguatamente i futuri clienti sui rischi e sui benefici di determinate applicazioni.
Sono previsti, inoltre, contributi europei per formare il personale, cercando di ridurre al minimo i rischi legati all’uso commerciale dell’intelligenza artificiale.
Il Comitato Europeo per l’IA: chi sarà?
Previsto dalla relativa regolamentazione, l’UE dovrà, a breve, istituire nuove autorità di controllo.
I fornitori di IA saranno obbligati a confarsi a determinate normative, talvolta internazionali, e ogni Stato membro avrà l’obbligo di designare quelle figure che controlleranno lo sviluppo e la diffusione sul mercato dell’IA.
Non è da escludere che si procederà a controlli a campioni tramite determinati ispettorati così da verificare la regolarità nell’uso dell’intelligenza artificiale.
Così fosse, per le aziende, tanto più se PMI, il consiglio di appoggiarsi a esperti del settore al fine di ridurre al minimo i rischi sanzionatori garantendo a se stessi e alla propria attività il massimo profitto, in termini tanto economici quanto strumentali.